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AIDA
19/06/2010 - 29/08/2010
Sabato 19 Giugno 2010ore 21:15Arena
Venerdì 25 Giugno 2010ore 21:15Arena
Sabato 3 Luglio 2010ore 21:15Arena
Il 24 dicembre 1871 debuttò al Cairo la più classica delle opere verdiane.
Si può definire Aida un'"opera d'occasione"? Se Giuseppe Verdi l'avesse scritta per l'inaugurazione dell'Opera del Cairo - avvenuta nel 1870 - potremmo affermarlo, ma le circostanze che portarono alla realizzazione della più classica opera verdiana furono altre.
Nel 1869, in occasione dei festeggiamenti per l'apertura del Canale di Suez, il Khedive (viceré d'Egitto) commissionò al livornese Pietro Avoscani la progettazione e la costruzione di un teatro d'opera. L'eccezionale impresa, portata a termine in soli sei mesi, esigeva per la sua inaugurazione una rappresentazione che fosse prestigiosa ed inedita. A quel punto il sovrano chiamò in causa il celebre compositore italiano per ideare un'opera all'altezza della circostanza da rappresentare nel nuovo teatro. Verdi rifiutò, non ritenendosi adatto a comporre opere su commissione: all'apertura dell'Opera del Cairo il Khedive dovette perciò accontentarsi di Rigoletto, non abbandonando però il progetto di affidargli un'altra produzione.
Il desiderio del viceré incontrò quello dell'egittologo francese Auguste Mariette che aveva composto un soggetto a carattere egiziano: nulla di più adatto per l'occasione. Mariette approfittò della situazione per contattare Camille Du Locle, direttore dell'Opéra-Comique di Parigi, chiedendogli di trovare un musicista per scrivere un'opera lirica a partire dal suo soggetto. Du Locle vantava una solida amicizia con Verdi e ovviamente sottopose la trama all'amico, il quale si mostrò indeciso. Il direttore dell'Opéra sapeva come convincerlo: gli disse che se non avesse accettato, il Khedive si sarebbe rivolto altrove, forse a quel Richard Wagner che stava conquistando la scena europea con una musica ben diversa da quella verdiana. Il compositore italiano fu colto nel suo punto debole e, pe, accettò di scrivere Aida.
Il compositore fissò il suo compenso nell'astronomica cifra di 150.000 franchi, s'impegnò a comporre il libretto a sue spese e a pagare un direttore d'orchestra che lo sostituisse al Cairo per dirigere la prima. Il contratto prevedeva che l'opera fosse rappresentata nel gennaio del 1871, ma gli eventi storici lo impedirono. Nel 1870 la successione al trono spagnolo causò infatti una guerra tra Francia e Prussia: all'epoca Mariette si trovava proprio a Parigi impegnato nei lavori per l'allestimento e i costumi di Aida. Quando l'esercito prussiano arrivò ad assediare la capitale francese, l'egittologo si ritrovò prigioniero nella città e fu costretto ad interrompere i preparativi.
Nel frattempo Verdi aveva preso contatti con Antonio Ghislanzoni per la stesura del libretto con la supervisione del compositore e si assicurò della possibilità di rappresentare l'opera in prima nazionale al Teatro alla Scala di Milano.
Verdi compose la musica molto velocemente, incalzando così il lavoro di Ghislanzoni che gli consegnava i versi mano a mano che venivano composti. Dal momento che era molto più interessato alla prima milanese che non a quella del Cairo e non aveva alcuna intenzione di recarsi in Egitto, Verdi orchestrò l'opera nella propria casa a Sant'Agata, appuntando direttamente sulla partitura precise indicazioni per la messa in scena nel teatro egiziano. Grazie alla velocità del lavoro, nel novembre 1870 l'opera era completata.
Non appena l'esercito prussiano entrò nella città, Mariette, scenografie e costumi poterono salpare per il Cairo dove li attendevano gli ultimi preparativi per l'allestimento.
Dopo non poche difficoltà, il 24 dicembre 1871 Aida andò finalmente in scena al Cairo davanti ad un Khedive così soddisfatto da premiare il gran compositore con il titolo di Commendatore dell'Ordine Ottomano. Solo due mesi dopo, l'8 febbraio 1872, l'opera andò in scena alla Scala di Milano con un cast di prim'ordine, tra i quali spiccava il soprano Teresa Stolz. Grazie al debutto milanese, Aida fu richiesta dai maggiori teatri italiani ed europei per esservi rappresentata: fu l'inizio di una serie di allestimenti che consacrarono Aida tra gli assoluti capolavori della lirica verdiana.
Giovedì 8 Luglio 2010ore 21:15Arena
Martedì 13 Luglio 2010ore 21:15Arena
Domenica 18 Luglio 2010ore 21:15Arena
Giovedì 22 Luglio 2010ore 21:15Arena
Domenica 25 Luglio 2010ore 21:15Arena
Martedì 27 Luglio 2010ore 21:15Arena
Sabato 31 Luglio 2010ore 21:15Arena
Domenica 8 Agosto 2010ore 21:00Arena
Martedì 10 Agosto 2010ore 21:00Arena
Domenica 15 Agosto 2010ore 21:00Arena
Martedì 17 Agosto 2010ore 21:00Arena
Domenica 22 Agosto 2010ore 21:00Arena
Giovedì 26 Agosto 2010ore 21:00Arena
Domenica 29 Agosto 2010ore 21:00Arena
Il Trovatore
07/08/2010 - 28/08/2010
Sabato 7 Agosto 2010ore 21:00Arena
Mercoledì 11 Agosto 2010ore 21:00Arena
Sabato 14 Agosto 2010ore 21:00Arena
Il Trovatore è una delle tre grandi opere (assieme a Rigoletto e La Traviata) con le quali Giuseppe Verdi raggiunse la piena maturità artistica e fu riconosciuto come il massimo compositore italiano dell'Ottocento.
Dopo il successo di Rigoletto alla Fenice di Venezia nel marzo 1851, Verdi tornò a Busseto dove conviveva con il soprano Giuseppina Strepponi scandalizzando tutto il paese.
Il lavoro successivo aveva già cominciato a prendere forma nel gennaio di quell'anno, quando il Maestro aveva consigliato al librettista Salvatore Cammarano di comprare una copia di El Trovador, dello scrittore spagnolo Antonio Garcìa-Gutiérrez. Si di un dramma d'ispirazione romantica, rappresentato a Madrid nel 1836, che aveva riscosso un grande successo e aveva colpito il pubblico soprattutto per la potenza e l'originalità della trama e dei personaggi. Verdi stesso amava queste qualità e prese accordi con Cammarano per un libretto che s'ispirasse a tale soggetto. Una volta libero dagli impegni per il Rigoletto, quindi, cominciò a pensare all'opera che si sarebbe intitolata Il Trovatore.
Poiché Verdi e Cammarano lavoravano a distanza e tra i due ci fu un'intensa corrispondenza per definire una bozza. Una volta letto lo schema per il libretto, il compositore diede alcuni suggerimenti per dei cambiamenti, e continuò a farlo mano a mano che il lavoro procedeva. Teneva particolarmente alla fedeltà verso il dramma spagnolo, del quale lo affascinavano "la novità e bizzarria".
Nell'inverno tra il 1851 e il 1852 la coppia Verdi-Strepponi si trasferì a Parigi, dove il musicista visse un periodo particolarmente impegnativo. Lavorava al Trovatore, aveva firmato un contratto con l'Opéra di Parigi per una nuova opera (Les Vêpres siciliennes) e assistette alla riduzione teatrale de La Dame aux Camélias, di Dumas figlio che gli ispirò La Traviata.
Nel marzo 1852 il Maestro tornò a Busseto, assieme a Giuseppina, e continuò a lavorare sul Trovatore, pur essendo continuamente ostacolato dalle precarie condizioni di salute del suo librettista e da quelle del padre (la madre era morta l'anno prima). Corrispondeva inoltre con Francesco Maria Piave per il libretto della Traviata.
Purtroppo, nel luglio dello stesso anno, sopraggiunse la morte di Cammarano. Il libretto non era ancora completo, così il poeta napoletano Leone Emanuele Bardare fu incaricato di portarlo a termine seguendo gli appunti lasciati dal precedente autore. La nascita del libretto fu quindi abbastanza sofferta, ma fortunatamente la composizione della musica fu più breve: si realizzò nel giro di un mese nel novembre 1852. Questo probabilmente avvenne perché già da un anno il progetto era ben chiaro nella mente del musicista.
Una volta completata la sua ultima fatica, Verdi doveva trovare un teatro dove rappresentarla. Inizialmente, conoscendo il legame di Cammarano con Napoli, aveva pensato al Teatro San Carlo, ma poi decise di scegliere un teatro che disponesse degli interpreti più adatti. Alla fine trovò un accordo soddisfacente con l'Apollo di Roma, e la data della prima fu fissata per il 19 gennaio 1853.
Per Verdi fu un successo senza precedenti. Il pubblico ne fu entusiasta, La Gazzetta Musicale lo definì come un trionfo meritato e Il Trovatore fu definito un capolavoro, come viene considerato tutt'ora.
Giovedì 19 Agosto 2010ore 21:00Arena
Mercoledì 25 Agosto 2010ore 21:00Arena
Sabato 28 Agosto 2010ore 21:00Arena
CARMEN
10/07/2010 - 27/08/2010
Sabato 10 Luglio 2010ore 21:15Arena
Giovedì 15 Luglio 2010ore 21:15Arena
Martedì 20 Luglio 2010ore 21:15Arena
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Carmen
La sinopsi
La trama della storia di Carmen e Don José.
I personaggi principali
Carmen: la bella gitana, che lavora alla manifattura dei tabacchi
Don José: giovane militare
Il capitano Zuniga: capitano delle guardie
Micaela: fidanzata di Don José
Escamillo: torero innamorato di Carmen
La vicenda si svolge in Spagna a metà del secolo XIX.
ATTO I
Una piazza di Siviglia; sul fondo si trovano la manifattura dei tabacchi e la caserma. Fra una folla che gremisce la piazza di Siviglia, si fa strada una giovane. E' Micaela, fidanzata di Don Josè che s'avvicina alle guardie per parlare con il suo innamorato. Il brigadiere Morales la invita ad attendere, ma lei gentilmente rifiuta: tornerà al prossimo cambio della guardia che le note di una marcia militare annunciano ormai vicino. Sfila il nuovo plotone dove si trova Don Josè, il quale confessa al capitano Zuniga di non provare alcun interesse per le gaie sigaraie, perché ama la sua dolce Micaela. I tocchi di una campana segnalano l'uscita delle sigaraie, attese da un gruppo di giovani. Ed ecco Carmen la bella gitana, che, adocchiato Don Josè, avanza spavaldamente cantando. Accortasi dell'indifferenza del dragone, la sigaraia danza una vorticosa "habanera" in segno di sfida e gli getta sul viso un fiore rosso. Frattanto Micaela gli reca notizie della madre lontana, dicendogli che lascerà la città per raggiungerla, ma gli promette di tornare. Quando la ragazza se n'è andata, Don Josè trae dal petto il fiore per gettarlo via, ma lo interrompe un alterco che viene dalla fabbrica. Carmen si è buttata in una nuova rissa ed ha sfregiato col coltello una sigaraia. Don Josè, incaricato di sedare il tumulto, deve arrestare Carmen. Con raffinata civetteria, la gitana lo fa cadere nelle sue maglie, riuscendo così a fuggire.
ATTO II
Presso l'osteria di Lillas Pastia.
L'osteria di Lillas Pastia è un covo di contrabbandieri, ma è frequentata anche da ufficiali, soldati e gitani. Carmen, con le amiche Mercedes e Frasquita, canta e danza fra un gruppo di dragoni. Suo più fervido ammiratore è il capitano Zuniga. All'osteria arriva pure il torero Escamillo, vincitore della corrida di Granada, il quale è subito avvinto dal fascino di Carmen. Mentre l'oste sta per chiudere, entrano il Dancairo e il Remendado, entrambi contrabbandieri che si servono della gitana per i loro traffici. Questa volta, però, Carmen rifiuta: vuole attendere Don Josè che è stato arrestato per averla lasciata fuggire. Appena liberato dagli arresti, infatti, egli accorre alla locanda per rivedere la gitana che balla per lui accompagnandosi con le nacchere. La danza è interrotta dalle note della ritirata. Ligio al suo dovere, Don Josè vorrebbe ritornare in caserma, ma Carmen glielo vieta e cerca di trattenerlo. Nel frattempo ritorna Zuniga per restare con la sigaraia. Acceso dalla gelosia, Don Josè si scatena contro il capitano. Intervengono i contrabbandieri, e Zuniga viene immobilizzato sotto la minaccia delle pistole. A Don Josè non resta quindi altra scelta: seguire Carmen e i suoi amici.
ATTO III
Nel covo dei contrabbandieri.
I contrabbandieri sono accampati tra selvaggi dirupi in un punto strategico. Don Josè e Carmen sono rimasti soli, ma il loro non è più un colloquio d'amore. La sigaraia pensa ad altre avventure e la sua indifferenza accentua la gelosia di Don Josè. Carmen legge nelle carte il proprio avvenire. Il responso è tragico: la morte, ma lei sfida ad ogni costo la sentenza del destino. Micaela, spaurita e tremante, viene a cercare Don Josè; lo chiama, ma egli non risponde. Ad un tratto si ode uno sparo: la ragazza fugge mentre appare Escamillo, scampato per poco al colpo di Don Josè. I due rivali estraggono il coltello e si affrontano. Il dragone sta per colpire il torero, ma la mano di Carmen lo ferma. Mentre Don Josè furente minaccia la sigaraia, il Remendado scorge Micaela, giunta per annunciare all'amato che sua madre moribonda vuole vederlo per l'ultima volta. Tutti lo convincono a partire: dapprima egli è incerto poi s'allontana con la ragazza.
ATTO IV
La plaza de toros a Siviglia, davanti all'arena.
E' il giorno della corrida. La folla attende sulla piazza di Siviglia davanti all'Arena, acclamando il corteo dei "toreadores", degli "aguazil", dei "picadores", dei "banderilleros" e l'"espada" Escamillo, che arriva assieme a Carmen. Le amiche Mercedes e Frasquita esortano la gitana a fuggire perché Don Josè la sta cercando. Carmen lo sa ma sfida il pericolo. Infatti, ecco Don Josè che si umilia davanti alla donna, pregandola di seguirlo per vivere una nuova esistenza. La vittoria di Escamillo interrompe il dialogo fattosi acceso. Carmen corre giubilante verso il torero, ma Don Josè la ferma: essa allora confessa cinica, crudele e spavalda il suo amore per il torero. Accecato da furente passione, Don Josè balza verso la donna e le affonda una lama nel cuore. Carmen cade senza vita. La folla allibita assiste alla tragica scena. Don Josè, caduto sul corpo dell'amata, la invoca nella disperazione e si lascia passivamente arrestare.
Venerdì 23 Luglio 2010ore 21:15Arena
Giovedì 29 Luglio 2010ore 21:15Arena
Giovedì 12 Agosto 2010ore 21:00Arena
Mercoledì 18 Agosto 2010ore 21:00Arena
Sabato 21 Agosto 2010ore 21:00Arena
Martedì 24 Agosto 2010ore 21:00Arena
Venerdì 27 Agosto 2010ore 21:00Arena








